venerdì 21 febbraio 2014

Gente humilde

Vorrei pubblicare una mia personale traduzione di questa bellissima canzone di Chico Buarque de Holanda che mi ha particolarmente colpito,sia nel testo che nella musica




Ci sono certi giorni
in cui penso alla mia gente
e allora sento
il mio petto aprirsi

perchè sembra
accadere improvvisamente
come un desiderio di vivere
senza criticarmi

e proprio come
quando passo nel sobborgo
tranquillamente
con il treno da qualche luogo

allora sento
come invidia di questa gente
che va avanti
senza niente su cui contare

son case semplici
con sedie sul marciapiede
e sulla facciata
vi è scritto che è un'abitazione

sul balcone
fiori tristi e abbandonati
come l'allegria
che non sa come avvicinarsi

e sento
una tristezza nel mio petto
come un dispetto
di non sapere come lottare

io che non credo
prego Dio per la mia gente
gente umile
che voglia di piangere

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Tem certos dias
Em que eu penso em minha gente
E sinto assim
Todo o meu peito se apertar
Porque parece
Que acontece de repente
Como um desejo de eu viver
Sem me notar
Igual a como
Quando eu passo no subúrbio
Eu muito bem
Vindo de trem de algum lugar
E aí me dá
Como uma inveja dessa gente
Que vai em frente
Sem nem ter com quem contar

São casas simples
Com cadeiras na calçada
E na fachada
Escrito em cima que é um lar
Pela varanda
Flores tristes e baldias
Como a alegria
Que não tem onde encostar
E aí me dá uma tristeza
No meu peito
Feito um despeito
De eu não ter como lutar
E eu que não creio
Peço a Deus por minha gente
É gente humilde
Que vontade de chorar



giovedì 20 febbraio 2014

Pietre




Giorni in cui mi soffermo su foto di vecchie costruzioni con i muri lasciati
così come sono,mattoni a vista,pietre a vista,foto di un edificio religioso tutto in mattoni,fatto con eleganza,che comunica sobrietà a chi visita il cortile
interno.Nello stesso tempo penso a tutto questo in rovina,alle macerie del terremoto
de L'Aquila apparse in un film visto di recente,a Pompei che sta crollando:una città
sopravvissuta ad un disastro naturale senza precedenti.

Poi torno a pensare a quegli edifici,a quelle pietre lavorate,posate una sopra
all'altra,assestate fino a costruire forme geometriche in armonia tra loro;
trasformare la pietra in un oggetto che fornisca riparo e lasciarne le
facciate esterne così come sono:di pietra.

Si mostrava la materia prima che offriva riparo così com'era con le sue
venature, con la sua durezza, con la sua superficie minerale:naturale,fredda,
nuda...
Facciate dalle quali si poteva vedere e riscontrare intatto il lavoro di chi
le aveva costruite in quei giorni in cui quei blocchi che furono sovrapposti ed
incastrati.

Poi penso che il carattere di quelle persone era diverso:
si costruivano quei muri perchè servissero,si costruiva con la pietra per
farli durare nei secoli,si costruiva...semplicemente,senza malizia

si lasciava la pietra a vista forse perchè si potesse vedere direttamente
quella materia che offriva solidità e riparo,ed era semplicemente solo e solo
quello.
In quella visione diretta c'era l'abitudine delle persone a vedere la vita per
quello che era,con la sua durezza,la sua freddezza,ma era li davanti agli
occhi (veniamo dalla natura e di essa ci serviamo e di essa ci possiamo
meravigliare guardando ciò che ci offre)

Oggi quei muri non si fanno più ed assieme a loro sono cambiate anche le
persone: come si copre tutto per un presunto senso estetico,si vuol nascondere la
natura
come si creano labirinti,ci si allontana dalla semplicità
come si dà l'intonaco alle pareti si vuol sempre apparire belli,lisci,senza
macchie.
Si copre tutto,si arriva addirittura a nascondere il lavoro dell'uomo che vi
sta dietro,a considerare brutto e disordinato ciò che deriva dalla natura poi lavorato dall'uomo

non è piu scontato vedere la materia prima,la struttura che regge gli
edifici.Ci sono tante barriere prima,tanti ricami,tanti intonaci,e una volta
superati ci si accorge che non c'è più la pietra ma tante speculazioni
economiche.

e poi ancora mi tornano in mente quelle macerie di cui parlavo all'inizio,a
L'Aquila come a Pompei,come altrove,fatte di quei blocchi di pietra,di quei
muri dissestati oggi ancora lì...abbandonati
e penso che quelle pietre abbiano perso tutto il loro valore,la loro utilità,
solidità...
sono oggi solo rovine abbandonate

martedì 18 febbraio 2014

Amare

Vagare senza fine...tutte le cose che accadono, viviamo in un mondo assurdo
niente più mi quadra...violenza tutt'attorno
vorrei fare cose ma sento violenza attorno a me
sento che le cose non funzionano attorno a me
vorrei che tutto funzionasse come dovrebbe

Amare cosa significa? nella mia vita sta prendendo piede la parola "amore"...
chiedersi dunque cos'è l'amore?
quanto è presente nella nostra vita in verità? quanto riusciamo ad
accorgercene?
molto spesso si fatica a riconoscerlo nonostante sia spesso il motore
(forse unico) della nostra vita,delle nostre azioni

l'uomo può scegliere ...si distingue da altri animali...ma cos'è l'uomo?
probabilmente un essere che si pone domande a differenza degli animali
(ammesso che non se le pongano e spesso si ha la sensazione che questo accada)

tornando all'amore...cos'è?
ciò che dobbiamo fare,e penso che si possa parlare di "esercizio",è
distillare l'amore nel corso della nostra vita, scinderlo per riconoscerlo,separarlo
dal magma informe della vita del giorno,standone per qualche attimo seduti al
suo fianco,come quando si sta seduti sul ciglio di un fiume

se ne scoprirebbe una nuova bellezza,una nuova forma energetica...si
scoprirebbero molteplici e distinte forme energetiche d'amore

è quello che ci dovremmo proporre di fare ogni giorno...semplicemente
distinguere l'amore per prenderne coscenza
distinguere significa non confondere più ...non confondere più,significa
controllare ciò che ci accade,averne coscienza

sembra che l'uomo di oggi confonda l'amore e lo inglobi nella vita di tutti
i giorni senza piu distinguerlo...facendo diventare tutto quanto banale,
noioso,violento

se non lo si distingue e dunque non lo si riconosce anche quando è presente
si prende la strada sbagliata,si creano malintesi,ci si allontana
dall'autenticità della vita,si sta male

l'amore invece è libertà

martedì 11 febbraio 2014

Visto "Sangue" di P.Delbono

Giorni strani,come sempre...ho visto "Sangue" di Pippo Delbono una sera piovosa in un cinema di Milano.
Le cose che accadono ogni giorno, tutto come in un vortice...viaggiando,viaggiando senza meta , la vita pare essere un viaggio ...di cose che si sovrappongono ...il significato di oggi può essere diverso da quello che sarà domani ...tutto quello che ci passa davanti visto con un sottofondo musicale è già qualcos'altro ...inizia il film...in mezzo alla fredda neve un corteo mentre si sente una musica

Ho visto il film Sangue, e sono uscito da quella sala perplesso,spostato come spostate erano le scene ed i fotogrammi ...un film sulla vita, una sovrapposizione di cose.

Dopo aver visto quel film ho come l'impressione che la vita gli è in effetti un pò somigliante, una serie di eventi uno dietro all'altro.

Ma alla fine cosa resta? cosa ci lascia questa vita che spesso è camuffata nel suo lato piu vero, a volte sembra una colonna sonora, a volte non ti da le parole giuste per descriverla ...

forse di questo parla Sangue...delle cose che accadono nella vita e del nostro non riuscire a definirle,a descrivere.

Allora puo darsi che il filo logico sia il sangue appunto che è simbolo di vita ma nello stesso tempo è collegabile alla violenza della società e dei rivoltosi che rispondono con la stessa

che lo ritroviamo nelle situazioni poi piu personali,nella vita intima...come si vede nel film

un lavoro fatto di tante cose, di tanti particolari,dettagli.L'autore si sofferma spesso sui volti,certe inquadrature mi parevano pitture,non capivo di cosa parlasse per poi trovare che in fondo è il suo bello, perchè se è un film che parla della vita,come dice il suo autore, allora mi riporta a pensare e a chiedermi di che cosa parla in effetti la nosta vita?

forse dovremmo tornare a chiederci questo e quale sia il senso vero e profondo di essa? lo sappiamo già oppure oppure lo dobbiamo ancora scoprire?


Lorenzo Pancini



martedì 4 febbraio 2014

Ancora guerra

Sto pensando alla posizione dell'uomo attualmente... la guerra presente ovunque, la guerra che provoca ferite, la guerra stessa è provocata da ferite che hanno gli uomini ... e allora si potrebbe ripensare al cuore, alle vicinanze, al centro dell'uomo ... la guerra è lontanaza , l'uomo si allontana da se stesso, e dunque crea guerra